Zhang Dali è nato nel 1963,
a Harbin, nel nord della Repubblica
Popolare Cinese. Dopo la laurea,
conseguita all’Accademia Centrale di
Belle Arti e Design di Pechino,
rimane nella capitale come artista
indipendente, rifiutando un posto di
insegnante che gli era stato
assegnato dal governo.
Il clima di relativa apertura
permette a Zhang Dali di realizzare
le sue prime mostre in spazi pubblici:
alla fine degli anni ottanta, infatti, in
Cina non esistevano ancora gallerie
o fondazioni private.
Nel 1989, dopo la strage di Piazza
Tienanmen, si stabilisce in Italia, a
Bologna, dove vive per sei anni.
Resta in contatto con altri artisti
cinesi che come lui sono emigrati
in Europa. Continua a dipingere
su carta di riso e inizia a dipingere
su tela. Un autoritratto del 1992
propone per la prima volta quella
testa che apparirà stilizzata nei
successivi graffiti.
Nel 1995, ritorna a Pechino e inizia
il progetto, tra performance e
fotografia, Demolition and Dialogue
(1995-2005). In lunghe sortite
notturne, l’artista traccia, con una
bomboletta spray, il profilo
caricaturale della sua testa.
Questo profilo viene ripetuto
identico, migliaia di volte, sulle mura
degli hutong, i vicoli degli storici
quartieri di Pechino, che il piano
urbanistico della nuova metropoli ha
condannato alla demolizione.
Di giorno, ritorna sugli stessi luoghi
e fotografa le sue opere. Solo dopo
tre anni deciderà di svelare l’identità
del misterioso personaggio di cui la
stampa ormai parla spesso. Rilascia
interviste che accendono un vivace
dibattito tra i sostenitori dei graffiti
come forma artistica ed elemento
caratterizzante di una metropoli
moderna e chi invece li considera
solo un vandalismo, un disturbo alla
quiete pubblica o, addirittura, alla
stabilità psicologica. Il dibattito sulla
trasformazione urbana, la violenza
che implica e i profitti che genera,
si allarga ai circoli accademici e alla
stampa internazionale.
Tra il 1995 e il 2005, Zhang Dali
lavora ad altri cicli, esegue
installazioni e performance, in Cina
e all’estero. Una di queste è
Tritacarne Made in China. Con un
tritacarne riduce in poltiglia chili e
chili di carne di maiale. Dopo aver
bollito la carne e aver preparato
della gelatina, usando degli stampi
sforma delle teste d’uomo, che poi
mangerà in un surreale cerimoniale
pubblico.
Nel 2003 inizia il ciclo Chinese
Offspring: esposto per la prima volta
a Londra, con grande successo, alla
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Saatchi Gallery. La sconvolgente
crescita edilizia delle città cinesi si
nutre del sacrificio di milioni di
contadini migrati nelle città, dove
vivono in condizioni di disperato
degrado. Zhang Dali crea delle
sculture in resina, partendo dai
calchi dei loro corpi, con una
tecnica che viene mostrata in un
video, riproposto in mostra, girato
nel 2005 dalla televisione tedesca
ARD.
Nel 2000 prende vita il progetto
AK-47. Partendo da minuscole
fototessera, raccolte nei mercati
delle pulci, dipinge grandi ritratti
interamente ricoperti dalla sigla del
Kalashnikov, AK-47, riprodotta in
varie sfumature di colore. A partire
dal 2007, tale sigla viene sostituita,
come accade nel grande ritratto in
mostra, dai caratteri degli slogan
di propaganda governativa invitanti
al decoro e all’educazione civica.
Slogan che oggi appaiono in ogni
angolo delle città e delle campagne
cinesi.
È poi la volta di The Second History,
il titolo di un lavoro di ricerca negli
archivi delle principali riviste
governative, per trovare gli originali
delle fotografie che sono state
modificate per ragioni estetiche o
per eliminare personaggi non
graditi al regime. Il risultato sono
160 coppie di immagini, dove
l’originale e le copie modificate
sono mostrate una a fianco
dell’altra, mettendo a nudo
l’operazione di tradimento della
storia svolta dal regime.
Tra il 2007 e il 2008 Zhang Dali
produce la serie Man and Beast,
sculture in bronzo e in resina che
propongono una figura umana e un
animale. L’eterna lotta tra uomo e
animale diventa saga dell’uomo in
lotta con la parte bestiale di se
stesso.
Del 2008, infine, è il monumentale
gruppo di sculture intitolato Wing
Horse Flag. Diciotto cavalli
imbalsamati, montati da statue in
cera di contadini che sventolano
una bandiera rossa. Rivendicata
riscossa di quell’enorme parte della
popolazione cinese il cui sacrificio
nutre il sogno capitalista di pochi.
Le opere di Zhang Dali sono state
acquisite da importanti musei in Asia,
in Europa e negli USA. Tra tutti
ricordiamo il MOMA, Museum of
Modern Art di New York.
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