Manuela Lietti: “Corpo sono,
in tutto e per tutto” è un’espressione
usata in Così parlò Zarathustra che mi
pare lecito accostare all’intero
percorso del tuo lavoro. La figura
umana e la sua rappresentazione in
tutta la sua fisicità, accettata o
negata, dominata dall’istinto
animalesco o dalla fredda ragione, si
fa veicolo del sentire e dell’agire ed è
da sempre un tuo leitmotif.
Dagli autoritratti della serie Demolition
and Dialogue, alla serie One Hundred
Chinese, dagli specimen di Chinese
Offspring fino alla serie AK-47,
passando per l’esperimento di
carattere storico A Second History.
Le opere in mostra sono un ulteriore
esempio.
Zhang Dali: Tutte le mie opere hanno
una stretta relazione con la realtà che
mi circonda. Da Demolition and
Dialogue, legata all’ambiente fisico
abitato dalle persone fisiche, fino al
2000, quando la mia attenzione si
sposta maggiormente sulle persone:
sono le persone fisiche e concrete a
creare l’ambiente ed è l’ambiente a
cambiare le persone. Nel 2001 la serie
One Hundred Chinese è volta a
documentare la fisionomia delle
persone di quel particolare periodo,
volendo rappresentarle in quanto
prodotto della loro epoca. È l’epoca a
definire le espressioni delle persone e
la loro fisionomia, anche se non è
solamente l’ambiente esterno a
svolgere un ruolo determinante:
l’economia, la politica e il modo di
pensare, sono tutti agenti che
modificano il corpo fisico e psicologico.
Nel 2003, ispirato dal fatto che è il
corpo nella sua interezza e non solo
il volto a essere espressione della
persona, inizio a lavorare a Chinese
Offspring. Anche se coperto dagli abiti,
il corpo e i suoi movimenti sono più
importanti del volto, poiché esprimono
lo stato d’animo e la mentalità
dell’individuo. Osservando le
espressioni dei corpi e dei volti della
serie, sappiamo che i cinesi di questo
particolare periodo sono diversi da
quelli delle epoche passate e future.
Il loro destino appartiene a
quest’epoca specifica. La tecnica
usata, quella del calco corporeo e non
della scultura tradizionale, conferma
che questi corpi sono specimen di
un’epoca. Con questa serie, non solo
documento il corpo dei protagonisti,
ma anche lo spirito di un’epoca, spirito
che forma e controlla il processo di
trasformazione/formazione degli stessi
corpi.
Manuela Lietti: Uno dei pezzi più
emblematici in mostra è Man and
Beast, un lavoro dall’iconografia
esasperata: un’enorme testa umana -
non identificabile come cinese - colta
nel momento di massimo sforzo
mentre rigurgita/partorisce un asino.
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Zhang Dali: L’uomo è per metà
angelo, per metà bestia. Nella serie
Man and Beast indago l’interazione
dell’aspetto umano con quello
animale. Umanità non è solamente
sinonimo di bontà, uguaglianza e
amore; è anche cattiveria, crudeltà, violenza, barbarie e odio. È questa
bi-polarità a determinare la forma
mentis e l’atteggiamento dell’uomo.
La bestia nei miei lavori assume una
valenza simbolica, non critico
l’animale in sé, perché non sarebbe
giusto nei suoi confronti, dato che se
paragonate a tutto il creato, uomini
compresi, le bestie sono più
magnanime. I loro attacchi sono frutto
della loro natura e non della ragione.
La psicologia umana, invece, è più
complessa. L’impossibilità di realizzare
i propri desideri di lussuria, invidia e
potere; il prevalere delle ambizioni
personali che obliterano il bene
comune; la tendenza a considerare
i deboli un ostacolo alla realizzazione
personale dei forti sono tutte fonti di
odio. Ma secondo il detto cinese, colui
che è poco tollerante non è né un
gentiluomo, né un grande uomo.
Manuela Lietti: Nel tuo modus
operandi si riconosce la volontà di
superare i limiti dell’esperienza
microscopica cinese e
dell’autoreferenzialità, pur partendo
da questa.
Zhang Dali: Certo. Penso che tutte
le opere d’arte siano relazionate
all’umanità intera, sono riflessioni
sulla condizione umana. Anche se un
pensiero o un’opera descrivono una
particolare popolazione o periodo
storico, l’opera d’arte si confronta
sempre con l’umanità nel suo
complesso, sia sincronico sia
diacronico. Uomini dalla diversa
appartenenza etnica, religiosa e
ideologica condividono un substrato
comune, scavando sotto la superfie di
queste differenze, i sentimenti e
l’animo umano sono i medesimi.
Il nostro mondo spirituale è comune
e comunicabile. Nulla impedisce la
comunicazione tra gli uomini.
Su questo pianeta viviamo tutti sotto
lo stesso sole, respiriamo la stessa
aria.
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